Ad una collega è stato ordinato di recarsi in una località distante circa cento chilometri dalla propria residenza per effettuare una visita medica aziendale.

Domanda

Ad una collega è stato ordinato di recarsi in una località distante circa cento chilometri dalla propria residenza per effettuare una visita medica aziendale. È una prassi legittima? Il tempo impiegato per lo spostamento deve essere considerato orario di lavoro e vanno riconosciuti i costi?

Risposta

I costi per le visite mediche, compresi gli esami diagnostici prescritti dal medico competente, sono completamente a carico del datore di lavoro ed il tempo impiegato dal lavoratore per la sorveglianza sanitaria deve essere considerato come orario di lavoro.

I riferimenti legislativi (dlgs 81/08) a supporto di queste affermazioni sono:
- art 15 comma 2 “ le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori“
-art 41 comma 4: “ le visite mediche (...) sono a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici, biologici, indagini diagnostiche mirati arrischio ritenuti necessari dal medico competente“
- L'interpello alla commissione nazionale salute e sicurezza del 25/10/2016, fatto dalla Unione Sindacale di Base, su questo tema.
La Risposta della commissione in quell'occasione è stata: “i costi relativi agli accertamenti sanitari non possono comportare oneri economici per il lavoratore (compresi i costi connessi con eventuali spostamenti che siano necessari) ed il tempo impiegato per sottoporsi alla sorveglianza sanitaria, compreso lo spostamento, deve essere considerato orario di lavoro“.

Quindi sulla base di questi dati è possibile scrivere una lettera all’azienda in cui si richiede che i costi siano a carico del datore di lavoro.